
Durante la gravidanza molte donne si preparano al parto con corsi, libri e racconti di altre madri, costruendo nella mente l’idea di un giorno faticoso ma anche emozionante e pieno di significato.
Quando quel momento arriva, però, non sempre le cose vanno come previsto. L’ingresso in ospedale può trasformarsi in un’esperienza diversa da quella immaginata: procedure fatte senza spiegazioni, decisioni prese senza un vero coinvolgimento della donna, mentre il “piano del parto” resta inutilizzato.
Quando mamma e bambino tornano a casa può sembrare che sia andato tutto bene, ma dentro possono emergere confusione, tristezza, rabbia o un vuoto difficile da spiegare.
E in questi casi si può aver subito violenza ostetrica, a volte senza saperlo.
Il termine può sembrare forte, ma non si riferisce necessariamente a gesti intenzionalmente crudeli da parte del personale sanitario. Nella maggior parte dei casi si tratta di un problema sistemico, legato a pratiche ospedaliere ormai normalizzate.
La definizione più diffusa descrive la violenza ostetrica come l’appropriazione del corpo e dei processi riproduttivi della donna da parte del sistema sanitario.
In pratica succede quando la donna smette di essere protagonista del proprio parto e diventa solo un “caso clinico”.
Questo può manifestarsi in diversi modi:
Le ricerche indicano che circa il 20% delle madri in Italia riferisce di aver vissuto un’esperienza di parto percepita come traumatica o irrispettosa.
Eppure, spesso queste storie rimangono invisibili.
Il sistema ospedaliero soffre di una sorta di "punto cieco": si concentra solo sulla salute fisica del bambino. Se il neonato sta bene e non ci sono complicazioni mediche gravi, l’evento viene classificato come un parto riuscito.
Ma la domanda è: come sta la madre?
Il parto non è solo un evento biologico. È un’esperienza emotiva e psicologica. Ignorare questa dimensione significa lasciare molte donne sole con il loro vissuto.
Il corpo non è l’unica cosa che deve guarire dopo il parto, anche la mente ha bisogno del suo tempo. La letteratura scientifica ha evidenziato un legame diretto tra la violenza ostetrica e lo sviluppo di due disturbi principali: la depressione post-partum (DPP) e il disturbo da stress post-traumatico (DPTS).
Il trauma del parto (a volte chiamato "birth rape") può essere paragonato, per impatto emotivo, a quello di una vittima di stupro. Molte donne rivivono l’esperienza attraverso flashback, incubi o pensieri intrusivi.
Altre evitano completamente di parlare del parto perché solo ricordarlo provoca dolore.
C’è poi un ostacolo culturale molto potente: il mito della “buona madre”.
La società racconta che, se il bambino sta bene, la madre deve essere solo felice. Questo crea un enorme senso di colpa nelle donne che invece provano rabbia, tristezza o delusione. Spesso questo silenzia le donne che vivono il loro dolore come un “fallimento della femminilità”.
Alcune donne arrivano perfino a decidere di non avere altri figli per paura di rivivere il parto.
Ci sono alcuni step che possono aiutare a elaborare l’esperienza:
Il parto non è solo un evento medico. È una transizione profonda nella vita di una donna, piena di significati emotivi, culturali e personali. Parlare di violenza ostetrica non significa attaccare il personale sanitario, ma rompere un tabù e aprire uno spazio di consapevolezza su pratiche che spesso vengono date per scontate.
Per troppo tempo l’espressione “è andato tutto bene” ha significato semplicemente “siete sopravvissuti”. Oggi si può fare un passo in più.
Serve rimettere la donna al centro, facendola sentire ascoltata, rispettata e coinvolta nel momento in cui dà alla luce suo figlio.
Perché una madre che si sente rispettata non è solo una paziente più serena, ma è una donna che può iniziare il viaggio della maternità con più forza, fiducia e gioia.
Martínez-Galiano, J. M., Martinez-Vazquez, S., Rodríguez-Almagro, J., & Hernández-Martinez, A. (2021). The magnitude of the problem of obstetric violence and its associated factors: A cross-sectional study. Women and Birth, 34(5), e526-e536.
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Silva-Fernandez, C. S., de la Calle, M., Arribas, S. M., Garrosa, E., & Ramiro-Cortijo, D. (2023). Factors associated with obstetric violence implicated in the development of postpartum depression and post-traumatic stress disorder: a systematic review. Nursing Reports, 13(4), 1553-1576.