Quando il mondo fuori fa troppa paura: gli Hikikomori

Ritiro sociale e hikikomori: una realtà sempre più diffusa

Prova ad immaginare un adolescente intelligente e bravo a scuola. Un giorno, però, decide di non andare a lezione. Poi smette di uscire il sabato sera con gli amici.

Inizialmente i genitori pensano sia solo una fase di stanchezza, ma passano le settimane e lui si ritira sempre di più nella sua camera. Le serrande restano abbassate, i pasti vengono consumati davanti a un computer e l’unico contatto con il mondo esterno avviene attraverso uno schermo.

Non è "pigro" e non si sta divertendo: si è sigillato in una sorta di caverna virtuale per proteggersi da un mondo che sente come ostile o schiacciante.

Questa non è solo una storia isolata, ma la realtà di migliaia di giovani che vivono la condizione di hikikomori.

Che cos'è il disturbo hikikomori?

Il termine "hikikomori" nasce in Giappone alla fine degli anni '90, ma oggi è diventato un'emergenza sanitaria globale che tocca da vicino anche l'Italia. Non si tratta di una semplice scelta di solitudine, ma di un ritiro sociale prolungato che colpisce principalmente adolescenti e giovani adulti.

Come si riconosce un hikikomori?

Tre criteri fondamentali aiutano a identificare il disturbo da ritiro sociale:

  • Isolamento fisico marcato: la persona trascorre quasi tutto il tempo confinata in casa.
  • Durata: l’isolamento deve protrarsi da almeno sei mesi (tra 3 e 6 mesi si parla di “pre-hikikomori”).
  • Disagio significativo: compromissione delle attività quotidiane come scuola, lavoro e relazioni sociali.

Esistono diversi gradi di gravità: da casi lievi, con uscite sporadiche, a forme gravi, dove la persona non lascia nemmeno la propria stanza. All’inizio, il ritiro può apparire come un sollievo, ma col tempo emergono solitudine profonda e angoscia.

Perché si diventa hikikomori?

Il ritiro sociale negli adolescenti non nasce mai dal nulla. Spesso è il risultato di una combinazione di fattori psicologici, ambientali e relazionali.

Cause frequenti del ritiro sociale

Molti giovani hikikomori riferiscono:

  • episodi di bullismo a scuola,
  • difficoltà relazionali,
  • pressioni accademiche o familiari eccessive,
  • eventi traumatici come abusi o molestie sul lavoro.

Il disturbo spesso si accompagna ad altre problematiche psicologiche come:

  • Disturbo d’ansia sociale: la paura del giudizio è talmente forte da rendere l’isolamento l’unica via di fuga apparente.
  • Depressione: può insorgere come conseguenza del ritiro oppure precederlo, dopo eventi percepiti come fallimenti.

Infine, il mondo digitale gioca un ruolo ambivalente: non è la causa, ma uno strumento di compensazione e socialità virtuale. Videogiochi, forum o chat diventano uno spazio protetto in cui sentirsi ancora “parte di qualcosa”.

Come affrontare l’hikikomori

Affrontare il ritiro sociale giovanile richiede pazienza, strategia e un lavoro di squadra tra terapeuti, famiglia e scuola. L’obiettivo non è forzare l’uscita, ma ricostruire la fiducia e il senso di sicurezza.

Strategie di intervento

  • Supporto alla famiglia: i genitori devono imparare a comunicare senza colpevolizzare. L'accompagnamento psicologico aiuta a sostenere il figlio nel percorso di reinserimento.
  • Piccoli passi: sperimentare gradualmente attività a basso impatto sociale (es. videochiamate brevi, uscite in orari tranquilli) può aiutare a rompere il blocco iniziale.
  • Terapia online: la psicoterapia digitale è spesso il primo ponte verso l’apertura. L’intervento nella comfort zone (la camera) può essere un primo passo fondamentale.
  • Percorso graduale: modelli come quello giapponese prevedono quattro fasi: supporto alla famiglia, supporto individuale, attività in piccoli gruppi e reinserimento sociale/lavorativo.

Ricominciare è possibile

Il ritiro hikikomori non è un rifiuto della relazione, ma una sospensione temporanea del contatto sociale. È una reazione estrema a un ambiente percepito come intollerabile. L’obiettivo terapeutico non è spingere con la forza, ma offrire nuove condizioni in cui tornare ad aprirsi al mondo diventi sostenibile e possibile.

Bibliografia

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