G.A.P - Giulia Amandolesi psicologa

Le nostre relazioni precoci influenzano il modo in cui viviamo l’intimità da adulti. Ecco come:

Cos’è uno stile di attaccamento? Cosa significa attaccamento evitante?

Lo stile di attaccamento è la modalità con cui ciascuna persona gestisce le proprie relazioni affettive, e si struttura durante le prime interazioni infantili con i caregiver. Esso dipende in larga misura da quanto il bambino percepisce come disponibile la propria figura primaria di riferimento, soprattutto in termini emotivi.

L’attaccamento si definisce sicuro quando si percepisce il proprio caregiver come disponibile e ci si fida della sua presenza, al contrario si definisce insicuro.
L’attaccamento evitante è un tipo di stile insicuro, nel quale il bambino percepisce il proprio caregiver come distaccato e indisponibile, abituandosi a non richiedere supporto in caso di difficoltà emotiva. È importante sottolineare come, nonostante la persona con stile evitante si presenti come sicura, in realtà non lo sia: la sicurezza relazionale si manifesta quando si cerca prossimità in caso di bisogno, non quando la si evita!
Queste caratteristiche possono permanere sino all’età adulta ed esplicitarsi nelle relazioni amorose.

Come riconoscere l’attaccamento evitante?

Sebbene sia necessaria una valutazione psicodiagnostica per certificare uno stile di attaccamento, esistono alcuni segnali che possono indicare la presenza di tematiche vicine all’attaccamento evitante in età adulta, quali:

  1. Preferenza verso relazioni meno intime ed impegnative;
  2. Atteggiamento autosufficiente e distaccato;
  3. Mancate richieste di aiuto, vicinanza e intimità;
  4. Difficoltà a gestire le emozioni, con conseguente repressione delle stesse.

Queste caratteristiche, quando eccessivamente presenti, portano ad evitare le relazioni intime o ad interromperle bruscamente perché percepite come troppo coinvolgenti. Qualora la relazione riuscisse a durare, potrebbe essere caratterizzata da frequenti litigi circa la freddezza della persona evitante.

Differenze tra attaccamento evitante e tratti caratteriali di indipendenza

È bene tenere a mente che l’attaccamento evitante non è una disposizione caratteriale ma un modalità pervasiva che porta ad evitare l’intimità. Ecco qualche riflessione da tenere a mente:

Come intervenire nei casi di attaccamento evitante

Se le tue relazioni presentano elementi di difficoltà, la psicoterapia può essere di aiuto per rintracciare un filo rosso che possa far luce su modi ricorrenti di sentirsi e relazionarsi.

Insieme ad un terapeuta, potresti riuscire a:


Ricordati, però, che uno psicoterapeuta non si sostituisce al paziente e spetterà sempre a te scegliere ciò che più ritieni giusto.

Bibliografia

Bowlby, J. (1969). Attachment and Loss.
Feeney, J. A., Noller, P., & Hanrahan, M. (2014). Attachment style questionnaire. Journal of Social and Personal Relationships.

Le nostre relazioni precoci influenzano il modo in cui viviamo l’intimità da adulti. Ecco come:

Partiamo dalle basi: cos’è uno stile di attaccamento?

Lo stile di attaccamento è la modalità con cui ciascuna persona gestisce le proprie relazioni affettive, e si struttura durante le prime interazioni infantili con i caregiver. Esso dipende in larga misura da quanto il bambino percepisce come disponibile la propria figura primaria di riferimento, soprattutto in termini emotivi.

L’attaccamento si definisce sicuro quando si percepisce il proprio caregiver come disponibile e ci si fida della sua presenza, al contrario si definisce insicuro.

Cosa significa attaccamento ansioso?

L’attaccamento ansioso è un tipo di stile insicuro, nel quale il bambino prova ansia rispetto all’eventuale indisponibilità del caregiver e la manifesta attraverso bisogno di rassicurazione e paura dell’abbandono.
Queste caratteristiche possono permanere sino all’età adulta ed esplicitarsi nelle relazioni amorose.

Come riconoscere l’attaccamento ansioso?

Sebbene sia necessaria una valutazione psicodiagnostica per certificare uno stile di attaccamento, esistono alcuni segnali che possono indicare la presenza di tematiche vicine all’attaccamento ansioso in età adulta, quali:

  1. Timore di essere trascurati in una relazione;
  2. Bisogno costante di rassicurazione circa la vicinanza del partner;
  3. Gelosia più marcata verso il partner relazionale;
  4. Difficoltà a tollerare la distanza.

Queste caratteristiche, quando eccessivamente presenti in una relazione amorosa, possono creare difficoltà e incomprensioni rispetto alle aspettative di vicinanza e contribuire a strutturare un rapporto di dipendenza non equilibrato per la coppia.

Differenze tra attaccamento ansioso e preoccupazione per la relazione

È bene tenere a mente che preoccuparsi per la propria relazione sentimentale sia comune e non di per sé disfunzionale. Ecco qualche riflessione da tenere a mente:

Come intervenire nei casi di attaccamento ansioso

Se le tue relazioni presentano elementi di difficoltà, la psicoterapia può essere di aiuto per rintracciare un filo rosso che possa far luce su modi ricorrenti di sentirsi e relazionarsi.

Insieme ad un terapeuta, potresti riuscire a:


Ricordati, però, che uno psicoterapeuta non si sostituisce al paziente e spetterà sempre a te scegliere ciò che più ritieni giusto.

Bibliografia

Bowlby, J. (1969). Attachment and Loss.

Feeney, J. A., Noller, P., & Hanrahan, M. (2014). Attachment style questionnaire. Journal of Social and Personal Relationships.

Gli attacchi di panico sono episodi improvvisi e intensi di paura che possono colpire chiunque, anche in assenza di diagnosi di disturbo mentale. Sono caratterizzati da comparsa improvvisa di paura intensa e di relativi correlati fisici apparentemente

senza motivo. I sintomi vengono spesso interpretati come appartenenti a malattia fisica e la loro comparsa è associata all'evitamento delle situazioni in cui si sono precedentemente manifestati.

Come riconoscere un attacco di panico?

È bene sottolineare che l’attacco di panico non è di per sé una diagnosi, ma un insieme di manifestazioni (diversamente dal disturbo da attacchi di panico, che per ora non affronteremo). Secondo il DSM-5-TR un attacco di panico consiste nella comparsa improvvisa di paura o disagio intensi che raggiunge il picco in pochi minuti, periodo durante il quale si verificano almeno quattro dei seguenti sintomi:

Questi sintomi possono essere così intensi da far pensare a chi ne soffre, tipicamente, di avere un infarto o di impazzire. Tuttavia è importante sottolineare che gli attacchi di panico non sono pericolosi per la vita.

Differenze tra attacchi di panico e altri tipi di ansia

Nonostante l'ansia e gli attacchi di panico siano spesso associati, ci sono differenze chiave tra i due:

- L'ansia tende ad essere una reazione più graduale e costante a situazioni stressanti o preoccupanti, mentre gli attacchi di panico sono improvvisi e raggiungono il picco massimo entro pochi minuti. Gli attacchi di panico sono quindi un fenomeno più acuto dell'ansia.

- Gli attacchi di panico sono spesso caratterizzati da sintomi fisici intensi e specifici che non sempre si presentano con l'ansia.

- L'ansia può essere legata a situazioni o eventi che sono noti e spesso è una risposta di natura anticipatoria, gli attacchi di panico possono invece verificarsi senza un apparente fattore scatenante.

- Gli attacchi di panico durano pochi minuti, in alcune rare casistiche fino a una trentina di minuti, mentre l'ansia può persistere per periodi prolungati.

Come intervenire sugli attacchi d'ansia

Se gli attacchi di panico dovessero diventare frequenti, è consigliato rivolgersi ad uno psicoterapeuta. In particolare, la psicoterapia cognitivo-comportamentale si è rivelata molto efficace per questo tipo di sintomi, di cui un aspetto chiave è, generalmente, aiutare la persona a esporsi gradualmente alla situazione che genera attacchi di panico, perché l’evitamento mantiene il sintomo. Un altro tipo di strategia consiste nel focalizzarsi sulla respirazione per ridurre i sintomi fisici dell'attacco di panico: respirare lentamente, profondamente e utilizzando le pause giuste aiuta a far diminuire i sintomi somatici più debilitanti, come la tachicardia.

In conclusione, conoscere gli attacchi di panico e i sintomi relativi è un passo fondamentale verso la loro gestione. Attraverso la combinazione di psicoterapia, alcune tecniche di rilassamento e, se necessario, interventi farmacologici, è possibile ridurre significativamente la loro frequenza e l'intensità: gli attacchi di panico possono capitare a tutti e sono affrontabili!

Bibliografia

Hooley JM, Butcher JN, Nock MK, Mineka S, Psicopatologia e psicologia clinica. Pearson, Milano 2017