Cosa succederebbe se scoprissi che quell’amico di università passa ogni weekend fuori città, che i tuoi conoscenti hanno gruppi di amici di cui fanno parte da anni e che c’è sempre qualcuno che sembra sapere cosa indossare prima di tutti gli altri?
Ti sentiresti escluso da queste esperienze, tagliato fuori? Avresti la percezione di stare perdendo qualcosa, di essere indietro? Questo fenomeno prende il nome di FOMO, dall’acronimo inglese Fear of Missing Out.
Si manifesta con il timore persistente di essere esclusi da esperienze percepite come significative o gratificanti. È una forma di ansia sociale epuò condurre alla messa in atto di comportamenti disfunzionali per farvi fronte, come il controllo ossessivo dei social o assicurarsi di non mancare mai agli incontri con gli amici, al costo di sacrificare i propri impegni.
Sebbene possa riguardare tutte le età, la FOMO tende ad essere maggiormente osservata tra giovani e adolescenti. Il ruolo centrale dei social media e la costante presenza digitale, infatti, esacerbano un bisogno evolutivo di connessione, accentuando l’esigenza di appartenenza al gruppo e amplificando la paura di restarne esclusi.
Oggi più che mai siamo quotidianamente esposti a frammenti di vita altrui - che si tratti di persone vicine o perfetti sconosciuti - e, allo stesso modo, fremiamo nel mostrare le nostre esperienze, i nostri traguardi, la nostra vita, alle volte esasperandone il contenuto e ostentando una quotidianità costruita.
L’obiettivo è mettere in luce i nostri punti di forza al fine di sentirci parte di una rete sociale più ampia, di qualcosa a cui anche gli altri stanno partecipando. È a questo punto che un like diventa indice di quanto bene abbiamo costruito la nostra narrazione e quanta rete siamo riusciti a creare.
Questa esposizione costante alle vite altrui può contribuire a creare - seppur inconsapevolmente - degli standard al di sotto dei quali ci sentiremmo in difetto, non degni di considerazione: in questo contesto mostrare il capo di abbigliamento più in voga, organizzare il viaggio di cui tutti parlano o provare il ristorante più chiacchierato della città, diventa una necessità per non sentirsi tagliati fuori.
Prima dell’avvento dei social network, evitare tutto questo risultava più semplice. Ad oggi notifiche, post, stories e video ci pongono davanti a vacanze, carriere, corpi perfetti e relazioni felici. La continua esposizione ai vissuti altrui porta ad un inevitabile confronto sociale che può tradursi in un uso problematico dei social network, con la necessità percepita di condividere ogni sentimento, attività, bene materiale, che dimostri l’essere presenti e attivi, in cerca di una validazione esterna.
Tutto ciò si riflette sulla vita del singolo, estendendosi a qualcosa di più intimo: avere una famiglia unita, degli amici, un partner, un gruppo abbastanza grande con cui uscire, fare esperienze e viaggi diventa motivo di sentimenti di inferiorità e frustrazione che si traducono nella sensazione di essere in ritardo, non all’altezza, sbagliati.
“Perché tutti sì e io no?”
Chi sperimenta FOMO tende a vivere ansia e preoccupazione che permeano la quotidianità, persistente confronto sociale, invidia e insoddisfazione personale, difficoltà di concentrazione, irritabilità e frustrazione quando si scopre di essere mancati a un evento.
Per arginare i meccanismi che alimentano la FOMO, è possibile implementare alcune azioni concrete, orientate a ripristinare il controllo sulla nostra attenzione:
Se senti che la FOMO sta avendo un impatto significativo sulla tua vita e le strategie individuali non sembrano bastare, rivolgerti ad un professionista può fare la differenza.
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