
La terapia non è solo una poltrona e un’ora a settimana. È molto di più: un luogo invisibile che ti accompagna anche quando esci dallo studio, un contenitore che dà forma e sicurezza alla tua esperienza interiore. Il setting è la struttura silenziosa che rende possibile il cambiamento: fatto di regole, costanza e continuità, ma soprattutto della presenza viva del tuo terapeuta, che custodisce quello spazio insieme a te.
Il setting è l’insieme degli elementi e delle “regole” che forniscono un binario al percorso terapeutico: l’orario stabile, la durata della seduta, la frequenza degli incontri. Sono elementi che, visti dall’esterno, potrebbero sembrare dettagli organizzativi. In realtà sono aspetti fondamentali perché permettono di ridurre l’incertezza e di sapere che quello spazio ti aspetterà sempre, a prescindere da come ti senti.
Ogni terapeuta gestisce il setting con il proprio stile e secondo la propria formazione, ma tutti condividono l’idea che senza una cornice chiara la terapia non potrebbe funzionare. Le regole, in questo senso, non sono rigide barriere, ma piuttosto il telaio che rende possibile tessere una relazione di fiducia.
In terapia non entri solo in una stanza, ma in uno spazio mentale che il terapeuta costruisce e custodisce per te. Non è qualcosa che resta confinato tra quattro mura: ciò che racconti continua a vivere nella mente del terapeuta, che porta con sé la tua storia anche oltre la seduta. Per questo, il setting non scompare se ti colleghi da casa o parli al telefono: rimane lo stesso spazio sicuro, con le stesse regole e la stessa continuità. Ecco perché possiamo immaginarlo come una casa mobile: si adatta e ti raggiunge ovunque tu sia, ma resta sempre riconoscibile perché a renderlo stabile non sono le pareti, bensì la presenza costante del tuo terapeuta.
Uno degli aspetti più preziosi della terapia è la sensazione che il terapeuta ti tenga a mente anche quando non sei lì. Significa sapere che quella relazione non si spegne allo scadere del tempo concordato, ma rimane viva dentro la mente di chi ti accompagna.
Il terapeuta ricorda ciò che gli hai raccontato, porta con sé i frammenti della tua esperienza e li tiene talvolta presenti anche nella propria vita quotidiana. Questa continuità invisibile risponde a un bisogno profondo: sentirsi ricordati e tenuti a mente. È anche da qui che nasce la fiducia, il sentirsi meno soli e la possibilità di affidarsi.
Può capitare che alcune regole del setting sembrino strane o poco intuitive: la durata precisa della seduta, la puntualità, il pagamento anche in caso di assenza. A volte possono persino sembrare rigide. In realtà, non sono formalità vuote: sono parte di una cornice pensata per proteggere la relazione e renderla affidabile. È grazie a queste regole che lo spazio terapeutico rimane solido e sicuro, anche nei momenti in cui tutto il resto sembra instabile.
FONTI